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“L’intelligenza onesta dell’avvenimento che abbiamo vissuto domenica scorsa e che ha visto una larghissima partecipazione di popolo ci costringe a dire qualche parola di verità sul partito democratico che stiamo faticosamente costruendo. La consultazione dell’Assemblea e le primarie concorrono a definire l’identità del Pd come partito costituzionale: un partito, cioè, che riconosce, come recita la Costituzione, il primato del metodo democratico nel compiere le proprie scelte. Un partito che si impegna a fare della democrazia non una stanca retorica ma una pratica quotidiana. L’incarnazione di una speranza di cambiamento soprattutto per gli ultimi: i giovani privati di immaginare e costruire il loro domani, le famiglie, chi perde il lavoro, chi non lo ha mai avuto, chi c’è l’ha oggi ma non sa se e come l’avrà domani; e per i penultimi: quel ceto medio che arranca, che fa fatica, i micro e piccoli imprenditori. Il metodo democratico non potrà mai più essere sacrificato sull’altare delle cosiddette strategie: pratiche che ormai appaiono goffe e antiche di chi tarda a capire la novità del Pd rispetto alle vecchie forme partitiche. Il nostro popolo, tutto il popolo del centrosinistra dimostra che ama essere coinvolto nelle scelte, chiamato alle decisioni sulle persone ma anche sul progetto politico. Invece la ricerca quasi spasmodica dell’alleanza con l’Udc è apparsa come esclusiva di un pezzo pure importante del centrosinistra e spiegata come la ricerca del voto cattolico e moderato. Questa spiegazione non giova al Pd, giacché oggi nessun partito può pretendere la rappresentanza del voto cattolico, neppure l’Udc. Vale invece il progetto più complessivo di alleanza che è stato ben sintetizzato dalle posizioni che il Segretario Bersani più volte ha ribadito dover mettere in campo: un progetto che cerca le alleanze a sinistra e verso il centro, con l’Udc esaltando in questo modo la propria identità plurale. La natura stessa del Pd infatti è quella di un partito plurale: plurale nelle storie personali, nelle culture politiche, nelle sensibilità spirituali. Il Pd è l’incontro, con uno stile non ideologico e quindi laico, di tanti uomini e donne provenienti da percorsi di vita e di cultura diversi. Dove Massimo D’Alema e Rosi Bindi, Romano Prodi e Bersani trovano nell’interlocuzione dialettica la loro giusta casa. Dirò di più, il Pd è il luogo naturale dove il cattolico democratico Nichi Vendola può spendere il suo impegno e la sua passione civile. Il cattolicesimo democratico, infatti, mi è stato insegnato, non è una ideologia, un pensiero statico, ma un insieme di biografie, di storie, legate da una idea alta della politica vissuta come la maniera più esigente di vivere la carità. In cosa Nichi Vendola, allora, è diverso da Giorgio La Pira? La sola differenza è che per quest’ultimo è in atto il processo di beatificazione. Anche questo il popolo del Pd ha dimostrato col voto di domenica. Occorre, poi, avere l’umiltà di riconoscere con Maritain che “la democrazia – come scrive ne L’uomo e lo Stato - non può fare a meno delle minoranze profetiche di choc…l’energia dinamica che mantiene il movimento politico e che non può essere inscritto in alcuna costituzione né incorporato in alcuna istituzione, poiché esso è, al tempo stesso, personale e contingente, ed ha le sue radici in una libera iniziativa…. Le minoranze profetiche di choc sono necessarie al funzionamento normale di una società democratica, soprattutto nei periodi di crisi, di rinascita, di rinnovamento profondo..”. Un partito che fa proprio il metodo democratico si apre a questa energia dinamica, metabolizza la profezia del suo popolo e la trasforma in coerenti scelte politiche: queste sì sono scelte che obbediscono agli interessi di molti e concorrono alla costruzione del “bene comune”. Occorre, infine, prendere atto che si governa accompagnando e non già comandando. In questi ultimi cinque anni, le politiche regionali più efficaci, sono state quelle che hanno costruito con il territorio un rapporto di prossimità autentico, senza barriere artificiali. Occorre consolidare e diffondere una cultura dell’amministrare capace di promuove la collaborazione dei cittadini e delle imprese: esclusivamente verso i cittadini e le imprese la Regione deve farsi amica. Ed è su questo che stiamo lavorando”.
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